Un anno di prigione all’ex presidente del dipartimento anti corruzione egiziano

Hisham Janinah

Il nuovo tribunale del Cairo ha deciso di imprigionare Hisham Janinah, ex presidente dell’agenzia centrale della contabilità, ovvero l’agenzia responsabile, tra le altre cose, di combattere la corruzione. La sentenza consiste in un anno di prigionia e di una multa di venti mila sterline egiziane (duemila dollari americani circa) e, per l’accusa di aver diffuso informazioni gonfiate sulla corruzione in Egitto.

Per il tribunale, Janinah ha “diffuso notizie false con lo scopo di intaccare la pace e la sicurezza pubblica” e, secondo fonti interne, è stata posta una cauzione di diecimila sterline egiziane (mille dollari americani circa) per evitare l’esecuzione dell’anno di prigionia finché una corte d’appello separata riprenderà il caso. Ali Taha, avvocato di Janinah, ha dichiarato che “questa è una sentenza di primo grado e non andrà in porto. Faremo appello dopo il periodo imposto dalla legge, quindi dieci giorni”.

Janinah, 62 anni, è stato allontanato dalla sua posizione come presidente dell’agenzia della contabilità a fine marzo con una decisione pervenuta direttamente dal presidente Abdul-Fattah al Sisi. Lasciò l’ambito della magistratura appena assunse la nuova posizione nel 2012. Da quando è stato allontanato è stata rivolta contro la sua persona un’intensa campagna mediatica dai canali più fedeli al governo, i quali lo hanno accusato di appartenere al gruppo dei “Fratelli musulmani” per mettere in dubbio la sua credibilità.

Come ha rivelato all’emittente francese France Presse, Janinah ha stimato che la corruzione negli enti statali e quelli paragovernativi abbia raggiunto i 600 miliardi di sterline egiziane (66 miliardi di dollari americani) durante il triennio 2012—2015. Tale cifra è stata tratta dai rapporti elaborati dall’agenzia da lui presenziata. Peccato che la stampa egiziana lo abbia citato erroneamente; infatti è stato citato dicendo che la corruzione di 600 miliardi di sterline egiziane è stata totalizzata in un solo anno, il 2015. Questa è la base che il pubblico ministero ha usato per sentenziare contro di lui.

La sentenza arriva in un momento in cui il presidente Abdul-Fattah al Sisi governa la nazione con un pugno di ferro, considerata la repressione sanguinosa dei sostenitori del “Fratelli musulmani”. Negli ultimi mesi, anche diversi oppositori e attivisti liberali e laici sono stati destinati alla prigionia.

Fonte: Al Nahar

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